Profilo dell'Artista

L’avventura artistica di Riccardo Ricas comincia nel 1929 con la partecipazione alla mostra “Trentatré futuristi. Pittura, scultura, arte decorativa” e con la vittoria del concorso indetto per la pubblicità della Pipa Savinelli, nella quale un’enorme pipa usciva da una poltrona Frau. Una delle ragioni che hanno avvicinato Ricas al mondo futurista è stata la delusione nei confronti dell’Accademia di Brera, dove frequenta i corsi serali, il cui ambiente gli risulta eccessivamente tradizionalista. Questo limite appare ancora più evidente a confronto con le manifestazioni futuriste milanesi, spesso caratterizzate da scontri ed eccessi.
Proprio in questo periodo nasce il sodalizio con Bruno Munari, grande amico e socio, col quale Ricas apre R + M, uno dei primi studi grafici in Italia, concepito nel tipico stile essenziale futurista.

Riccardo Ricas con i futuristi milanesi alla metà degli anni Trenta
Ricas + Munari si presentano così negli annunci pubblicitari: “La nostra fantasia di artisti è a vostra disposizione per qualsiasi problema pubblicitario, specialmente per i più difficili. Progetti per annunci, pieghevoli a sorpresa, fuochi artificiali, francobolli, affreschi su cranio, fotogrammi, archi di trionfo”.
Lo studio si trova in Via Ravizza; qui R + M vivono e realizzano lavori di grafica, sperimentando tecniche innovative come fotomontaggi e collage per riviste (“L’Ala d’Italia”, “L’Ufficio moderno”) e marchi prestigiosi (Olivetti, Michelin, Pirelli, Ducati sono solo alcuni)
“La pubblicità non è quindi più affidata al pittore, ma al grafico che acquista coscienza di un’estetica pubblicitaria e di una tecnica industriale autonoma, favorita dalla riproduzione fototecnica…”
Ricas racconta così la sua vita con Bruno Munari:
“… Ci siamo incontrati, ci eravamo simpatici, e così ci siamo messi insieme, dovevamo cercare di stare al mondo e facevamo illustrazioni e pubblicità, lavoravamo molto, con allegria, in armonia perfetta, sempre con la musica … avevamo questo studio molto grande, di via Carlo Ravizza 16… erano delle cantine messe a bello, uno studio-sala di rappresentanza, con due quadri, uno mio e uno di Bruno, in mezzo allo studio un cubo bianco con due scarpe da mendicante distrutte dall’aver camminato nel deserto… e due camere da letto perché dormivamo lì…”
Questa energia innovativa si esprime al meglio in “Tavolozza di possibilità tipografiche”, senza dubbio uno dei più rappresentativi esempi di tecnica ed estetica grafica italiana degli anni Trenta, per la scelta del formato, dei caratteri e per l’uso dei fotomontaggi, un vero e proprio dizionario del lettering.
Ricas però non abbandona la pittura, e durante gli anni Trenta partecipa alle Triennali di Milano, alle Biennali di Venezia, ad una Quadriennale a Roma e a diverse Mostre Sindacali. Le sue opere sono immerse nel mondo onirico, caratterizzate da innesti geologici, ispirate al futurismo di Prampolini e al surrealismo di Dalì.
Sempre negli stessi anni, Ricas sperimenta stili artistici diversi: dalla pittura muraria, alle scenografie teatrali, dalla scultura come le “Macchine inutili” fino ai disegni per tessuti. Si interessa anche alle invenzioni polimateriche creando le “Tavole tattili”; si cimenta inoltre in esperimenti di “Cinema odoroso” e “Concerti di silenzio” alla radio.
Durante la sua lunga vita Ricas ha continuato a sperimentare, sempre curioso del nuovo e dell’insolito, affascinato dalle missioni lunari, attratto dallo spirito delle varie capitali europee, influenzato dai grandi maestri tra i quali, senza falsa modestia, pone anche se stesso.
Nella sua poliedrica produzione non mancano delicati acquerelli, oli, chine e litografie.